Arte e archeologia
Pochi sono i monumenti visitabili di Decimoputzu, tuttavia il centro riveste un ruolo di una certa importanza per gli interessanti rinvenimenti del periodo prenuragico e nuragico. Di grande interesse la stazione di cultura ozieri di su Cungiau de Marcu.
Presso la località di Sa Perda Lada è stata rinvenuta la nota statuina in alabastro conservata al Museo Archeologico di Cagliari. Lo schema, i particolari strutturali del corpo, certe stilizzazioni (mani, dita a frangia congiunte) richiamano esempi elladici cicladici di Sparta, Otzaki Magouia. Questo tipo di statuine oggi si inquadra nel neolitico medio nell'ambito della cultura di Bonu Ighinu.
In località Camposantu Nou, a 200 m dall'abitato, sulla sinistra della strada per Villaspeciosa è stata rinvenuta una officina di ossidiana di cui si notano nel terreno abbondanti schegge. Nel territorio sono numerosi anche i nuraghi: tutti, purtroppo, in completa rovina. Interessante il rinvenimento del ripostiglio nuragico, scoperto nel 1914, pochi metri sotto il monte Sa Idda, una collina granitica a confine con il comune di Siliqua. Nel ripostiglio sono stati trovati interessanti bronzi quali spade (ad alette basali e con bottone cilindrico sovrastante all'impugnatura massiccia o perforato, e a lengua de capo o lengua de geto), asce, accette, cuspidi di freccia ed altri materiali databili all’VIII secolo a. C. Nella stessa località si trova un nuraghe monotorre in granito ed un villaggio nuragico di cui affiorano tracce di abitazioni. Numerose monete rinvenute in un vaso di terracotta proveniente dalla regione Seni documentano la fase fenicio punica, mentre il sarcofago in arenaria trovato in località Argiolas Beccias attesta una occupazione dell'area anche in epoca romana.
La chiesa di San Giorgio potrebbe essere identificata con quella che, insieme alla chiesa di San Genesio, ottenne l'abate vittorino Riccardo - prima del 1089 - dal giudice Orzocco di Cagliari. Vittorine sarebbero la finestra bifora sopra l'ingresso e la parte absidale. L'ipotesi dell'origine previttorina della chiesa sarebbe confermata da un discreto numero di reperti, di età variabile dalla romana alla medioevale, inventariati nel 1954 dall'allora ispettore ai Monumenti e alle Gallerie della Sardegna Dott. Sabino Jusco. La chiesa, molto modesta, è stata profondamente modificata da una serie di interventi posteriori; ha pianta irregolare, tre navate ed è attualmente priva di abside. La facciata, assai semplice, è preceduta da un loggiato coperto da un tetto in legno a due falde ed è sormontata da un campanile a vela.